Diario di un CaNvaliere ; Pagina 5-6

La cosa peggiore della malattia è l’incertezza.

CaNvaliere: “Per cosa stiamo combattendo doc?”.
Doc 1: “Non lo so. Aspettiamo gli esami di gennaio e poi vediamo.”
CaNvaliere: “Ma ne vale la pena?”.
Doc 2: “Se te la facciamo fare è perché ci crediamo.”
CaNvaliere: “Allora posso salvarmi”.
Doc 3: “Guardiamo giorno per giorno”.

Sono sempre stato un bravo soldatino nella vita. Sono sempre andato in guerra dando tutto me stesso, ma adesso la sensazione di essere solo carne da macello è qualcosa di sfibrante. Già avevo parlato dell’importanza di dare un significato alla guerra per poterla combattere con tutte le proprie forze e la propria anima e soprattutto in questi giorni di feste il bisogno di avere un incoraggiamento a imbracciare le armi si fa sempre più forte. Sono giorni in cui il sogno del futuro che potrebbe essere si mischia con lo spettro del presente che è e che a volte temo non mi abbandonerà mai. Credo che nessuno debba spendere un secondo della propria vita a combattere una guerra che non può vincere. È per questo che continuo a chiedere ai medici incoraggiamenti, certezze, chiamatele come volete, ma le risposte non vanno oltre il “Ci sono buone possibilità”, per cosa lo devo ancora capire. Allora i dubbi e le domande aumentano. La paura mi attanaglia la gola, togliendomi il respiro e il significato di tutto questo si fa sempre più oscuro. La lotta sempre più dura

Per fortuna però non sono sempre stato malato, ma ho vissuto “come voi” abbastanza per soffrire anche delle angosce del lavoro, dell’amore, dell’amicizia. Ed è paradossale, ma questo aiuta perché la verità è che la vita in generale è piena di incertezza.

“Mi rinnoverete il contratto?”
Capo: “Adesso vediamo. Quando scade, a fine mese ne parliamo”.
“Staremo sempre insieme?”
Innamorata/o: “Ti amo”.
“Sei il mio migliore amico/a.”
Amico/a: “Sappi che quando hai bisogno su di me puoi contare”.

Non possiamo mai sapere quanto la buona sorte accompagnerà il nostro lavoro, quanto tempo ci starà accanto la persona che amiamo o quanto vicini ci staranno gli amici nel momento del bisogno. Odio la disinvoltura con cui i medici semplicemente non rispondono perché se c’è una cosa che ho dimostrato di saper fare è incassare le brutte notizie, però mi rendo conto che certe volte non avere certezze è meglio che vivere di bugie. “Tranquillo poi lo rinnoviamo.”, “Starò con te per sempre.”, “Su di me puoi sempre contare.” : quante volte l’abbiamo sentito nella vita?  E quante volte queste frasi si sono rivelate una stronzata e ci siamo ritrovati a cavarcela da soli? Allora, possibile che abituarsi a navigare nell’ombra possa trasformarsi nell’arma in più per sfangare la guerra quotidiana? Per portare a casa la pelle una volta ancora? Probabilmente sì. Perché la dura verità è che nella malattia, come nella vita, possiamo contare solo due cose: noi stessi e la certezza che nulla è certo, nemmeno la sconfitta.

Allora rimbocchiamoci le maniche e riempiamoci di coraggio perché…

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