Airiin levò un sospiro quando il re trafisse con la spada magica il demone di Barbablù che da generazioni ormai rivendicava il regno che un tempo era stato suo. Anche il demone levò un sospiro, l’ultimo. Infine la principessa sposò il re, con lui divenne regina, partorì una bellissima bambina e, insieme, vissero felici e contenti.
La nostra storia inizia qui perché non tutti i finali tradizionali sono così definitivi… E i migliori racconti di re e di regine sono proprio quelli che cominciano dopo il giorno delle nozze.

Thump! immagini-01

Un rumore sordo svegliò la regina nel cuore della notte. Uno di quelli che è impossibile capire se provengano da un brutto sogno o siano reali. Si tirò sù senza però abbandonare il calduccio del proprio letto e minuziosamente scrutò ogni centimetro della camera.
Vuota. Talmente vuota che nemmeno il re, suo marito, era al suo posto, nel letto, accanto a lei.
L’indomani la regina Airiin lo ritrovò intento a giocare amorevolmente con la principessina, così si avvicinò loro, chiedendo spiegazioni, ma: «Non riuscivo a dormire. Non sono libero nemmeno di passeggiare nel mio castello, senza che mi si facciano domande?!», le rispose stizzito, lasciandola senza parole. Una cosa che, a voler esser sinceri, le capitava di rado.
I giorni si accumularono in settimane, le settimane in mesi e le sparizioni notturne del re si fecero sempre più frequenti. Tanto frequenti quanto rare divennero le sue risposte in proposito. Tutto l’amore che provavano l’uno per l’altra sembrava non bastare ad abbattere l’invisibile muro che rendeva gli occhi del re imperscrutabili, allontanandolo sempre di più da Airiin verso una triste solitudine.
Un lapidario «Fidati di me.» mise fine al discorso.
Non passò molto che alle sparizioni notturne del re si aggiunsero strazianti lamenti, serpeggianti per i corridoi del castello e che notte dopo notte parevano sempre meno umani.
La regina si spaventò molto, ma il re, suo marito, le aveva detto di fidarsi e lei decise che così avrebbe fatto.
Una mattina, però, quando la regina passeggiava per il mercato mano nella mano alla principessina dei sussurri le arrivarono all’orecchio, i lamenti che la facevano preoccupare ogni notte si erano fatti talmente forti da uscire oltre le mura del castello, passando porta a porta tutto il regno. “È il fantasma di Barbablù. Rivuole ciò che era suo!” diceva qualcuno. “Si è impossessato del re.” diceva qualcun altro. “Il re è diventato folle e sta compiendo le atrocità dalle quali ci ha liberato.” ancora. “Sono le grida dei fantasmi delle mogli di Barbablù.” “Sono giovani del villaggio.” “La prossima sarà la regina!” E ogni frase era peggiore dell’altra. Ogni frase portava la regina sempre più lontana dal castello, sempre più stretta alla mano della sua principessina, sempre più persa nel labirinto del mercato… Sempre più lontana dal suo re.
«Basta!» gridò chissà dove, zittendo i pettegolezzi e i dubbi nella sua testa.
«Questa notte scoprirò chi è davvero mio marito.»

immagini-02Calata la sera, la regina rientrò al castello con la principessina, cenarono insieme al re e al suo silenzio, infine, come ogni notte quando anche la brace dell’ultimo fuoco nel camino si stava per spegnere, accompagnarono la principessina nelle proprie stanze ed entrambi si coricarono nella loro.
Arf, arf. La regina fingeva di dormire, ma era vigile, talmente vigile da non perdersi un solo inseguimento dei due cagnoloni che vivevano con loro a un gatto reo di pavoneggiarsi sui rondoni. Uhmpf, uhmpf. Talmente sveglia da non perdere un solo sbadiglio della sua figlioletta che nell’altra stanza tentava di non addormentarsi per continuare a leggere il suo libro preferito. Squit, squit. Talmente sveglia da udire ogni cospirazione dei topolini che abitavano il castello per impossessarsi del formaggio nella cucina. Talmente sveglia che… A un certo punto si addormentò.
«Ohibò!» Quando aprì gli occhi il re non c’era. Airiin si levò in piedi senza perdere altro tempo e, preso un lume, passò in rassegna ogni centimetro del palazzo, cercando di seguire quella che credeva essere la provenienza dei lamenti. Ma era impossibile. Erano troppi e troppo legati alle mura del castello. Come se ormai ne facessero indissolubilmente parte. Gira a destra, poi a sinistra. Corri, corri. Corri fino in fondo al corridoio, ma niente. Solo un vicolo cieco. Allora, voltati e riprova e… Il re!
«Che ci fai in piedi?!» la rimproverò. “Ma è sbucato dal nulla?” pensò lei.
«Dove sei stato? Cosa sono tutti questi lamenti? Perché ogni notte te ne vai?» Iniziò a tempestarlo di domande, come solo una moglie sa fare col proprio marito. «E non dirmi di fidarmi di te! Perché ormai non mi fido più!»
«Dove te ne vai ogni notte?» domandò di nuovo.
Ma il re si nascose di nuovo dietro a un immutabile silenzio, come solo un marito riesce a fare con la propria moglie.
Allora, senza dire una sola parola, se ne tornarono insieme verso la loro stanza da letto, ma quando furono sull’uscio la regina non lo oltrepassò.
«Non dormirò più con te, mi spiace.» disse, lasciandolo entrare da solo. «Non finché non mi parlerai di ciò che sta succedendo.» Ma neppure questo ultimo, disperato tentativo smosse il re. Così la regina si rintanò in una delle numerose stanze da letto del castello e pianse.  Ora era lei ad aver bisogno di un po’ di solitudine. Pianse come mai aveva fatto prima. Pianse tutto l’amore che aveva per il suo re e che aveva sempre avuto. Non poteva credere che davvero il fantasma di Barbablù si fosse incarnato nel suo amato e che tutti quei lamenti fossero le atrocità di cui parlava il popolo. No, non l’uomo che amava, non l’uomo che la amava.
No.
Non ci poteva credere e non ci avrebbe mai creduto.

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La notte seguente Airiin si appostò dietro una lunga tenda scura, non perdendo mai di vista la porta della camera matrimoniale. Quando il re uscì, lo seguì passo, passo. Quatta, quatta gli stava dietro a ogni angolo del castello. Quella notte avrebbe scoperto la verità!
Ed eccolo!
Il passaggio segreto. Il re lo imboccò facendo scattare il grimaldello della porta nascosta tra le mura, toccando appena l’orecchio di una statua di marmo raffigurante un suo vecchio avo. In un batter d’occhio la porta ritornò al suo posto. E in unbatter d’occhio la regina con lo stesso gesto la riaprì.
Dietro la porta segreta, c’erano buio e lamenti strazianti ad accogliere la regina. Airiin rabbrividì perché non poteva nemmeno capire se si trattasse di un lungo corridoio, una strettoia o se ci fosse qualche buca o trappola davanti a lei. Un luogo terribilmente simile alla vita: imprevedibile. La paura le raggelò il sangue per un momento, ma l’amore per il suo re e il coraggio di sapere glielo riscaldarono subito, così a tentoni brancolò nel buio, un piede dopo l’altro, seguendo i lamenti… Fino a intravedere una luce.
Il tunnel terminava in una stanza poco più ampia di uno sgabuzzino. La stanza era illuminata da due torce tra le quali era posto un trono molto simile a quello dove lei e il re sedevano ogni giorno. Il re era lì seduto e sembrava soffrire le pene dell’inferno. I lamenti erano i suoi, le mura del castello li distorcevano fino a renderli irriconoscibili, ma la regina non riuscì a sentirsi sollevata scoprendolo. Restò nascosta finché lui non terminò la sua tortura e vederlo soffrire così, senza poter fare nulla fu una tortura altrettanto forte per lei.
A un certo punto il re si alzò in piedi, afferrò una torcia e fece per imboccare il tunnel. Allora Airiin, ancora scossa, si accovacciò premendosi contro la roccia, facendosi piccola piccola sperando che non la vedesse. E così fu.
Quando fu sola, entrò finalmente nella stanza. La torcia rimanente si stava per spegnere, ma offriva ancora il poco di luce che le serviva. Si avvicinò al trono. Era tanto simile al loro, quanto diverso, era metallo. Un metallo lucente in certi punti, nero in altri come se una macchia lo stesse completamente ricoprendo. Airiin fece per toccarlo, quando: «Mia regina era tanto che la aspettavo». La torcia riprese vigore e le parlò!
«Chi sei tu?»
«Sono Fiamma, la fata madrina del re, mia regina.»immagini-04
«Una torcia?»
«Sono una luce in un mondo di tenebra, sono tutto ciò che serve.»
«Cos’è tutto questo?» domandò tra le lacrime Airiin.
«È il destino del re. Lo scontro col fantasma di Barbablù gli ha lasciato una ferita che non si può rimarginare come le ferite che infliggono i vivi. Le ferite dei fantasmi sono ferite che non portano niente di buono.» La regina si angosciò ancora di più, ma volle sapere tutto fino in fondo. «La ferità gli ha portato via un pezzo di cuore, infettandogli quel che rimaneva. Ora il suo cuore non riesce a riscaldare il suo sangue per dar vigore alle sue parole, per dare energia alle sue azioni, calore al vostro amore. Ogni giorno il sangue del re si ghiaccia sempre di più, si sporca del male di Barbablù, rendendolo sempre più debole e più glaciale, fino a che…» No, questo la regina non poteva sentirlo.
«Dalla spada che gli avevo forgiato per combattere il fantasma di Barbablù ho creato questo trono», continuò la fata. «Il trono riscalda il suo sangue, lo ripulisce, ma gli infligge dolori inimmaginabili e sempre più spesso ormai il re è costretto a sottoporsi a questo strazio, ma è l’unico modo che ha per salvarsi… E anche questo non durerà per sempre.»
«Ma… Perché me lo ha tenuto nascosto. In tutti questi anni?»
«Perché lui ti ama, mia regina.» divampò la torcia. «Ti ama così tanto che voleva tenere per sé tutto il suo dolore.»
«Per proteggerti.» concluse Fiamma.
Quelle parole furono al contempo una liberazione e un dolore incredibile per la regina. Liberarono tutte le lacrime che le erano rimaste e le ultime parole disperate: «Ti prego trova un altro modo! Un altro modo che non lo faccia più soffrire». Ma la fiamma scosse il suo fuoco dispiaciuta… «Forse, però.»
«Forse un modo ci sarebbe.»

immagini-05Il giorno seguente i due sposi non si scambiarono una sola parola. Non incrociarono gli sguardi nemmeno quando giocarono con la loro amata principessina. Né a pranzo, né a cena si chiesero che ne pensassero del pasto. Quando però l’ultima brace sembrava sul punto di spegnersi il re se ne andò a letto, la regina invece finse di continuare a leggere, sfruttandola e quando poi, nel cuore della notte il re si presentò davanti al suo trono segreto per sottoporsi al proprio supplizio, si ritrovò di fronte Airiin.
«Che ci fai qui!» esclamò su tutte le furie.
«Sono qui a salvarti la vita!» rispose determinata.
«Che vai dicendo?»
«Fiamma mi ha raccontato tutto. Il trono che ha creato per te tra poco sarà completamente nero e non ci sarà più scampo.»
«Quel giorno verrà la mia ora, vattene.»
«La tua ora verrà quando Dio vorrà, non un fantasma!»
«Il cuore della regina è così colmo di amore che basterà per entrambi.» intervenne la fata. «Lei ti donerà metà del suo cuore, mio re.»
«D’altronde non lo abbiamo già fatto quando ci siamo sposati?!» si accodò Airiin.
Il re prese a tremare, scuoteva la testa ripetutamente: «Nnnnn». No voleva dire, ma non ne trovava la forza.
Allora riprese la regina: «Ieri notte ti ho visto soffrire» ammise. «Non lo permetterò più amore mio. Fiamma ha detto che posso donarti metà del mio cuore e renderti abbastanza forte da combattere senza bisogno di questa sedia magica. Si può fare».
Poi prese fiato: « Quando vedi la persona che ami che sta male e ti dicono che hai la possibilità di guarirla… Non c’è dono più grande.»
«Io ho accolto questo dono. Adesso tu accetta il mio.» sentenziò Airiin.
Udite quelle parole di vero amore, il re abbatté il muro di freddezza e solitudine che aveva eretto contro la sua regina, scoppiò in un pianto liberatorio e accettò il dono della sua amata. Fiamma, allora, divise il cuore di Airiin in due metà perfettamente complementari come lo erano il re e la regina e ne diede una al re affinché sopperisse quella persa in battaglia e rinvigorisse l’altra metà ormai affaticata.
Fu così che la regina Airiin donò metà cuore al suo re, gli salvò la vita, con lui ebbe un altro meraviglioso bambino, un principe, e finalmente, finalmente vissero per sempre felici e contenti.

Fine.